
Da quando decorre il termine per impugnare una variante
urbanistica che colpisce un singolo immobile? La pubblicazione
all’albo pretorio è sempre sufficiente a far scattare la decadenza?
E il proprietario direttamente inciso da una variante con effetti
ablatori reali ha diritto a una notifica individuale?
A questi interrogativi risponde il Consiglio di Stato con la
sentenza n. 4432 del 3
giugno 2026; il termine per impugnare una variante
urbanistica decorre dall’effettiva conoscenza dell’atto, non dalla
pubblicazione all’albo pretorio, quando questo incide in modo
diretto e puntuale su un immobile determinato, con effetti ablatori
reali, ipotesi in cui il proprietario ha diritto a una notifica
individuale.
Vi è poi un secondo profilo di rilievo operativo, perché i
giudici d’appello chiariscono che un titolo edilizio, anche se
rilasciato in sanatoria, non cristallizza per sempre la
compatibilità urbanistica dell’opera; l’amministrazione conserva il
potere di rivalutare gli impianti esistenti e di imporne la
rilocalizzazione, purché sorregga la scelta con un’istruttoria e
una motivazione
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