
Il visto di conformità non rappresenta una mera
estensione dell’attività di consulenza o di assistenza fiscale, ma
configura uno strumento di collaborazione
qualificata con l’amministrazione, capace di incidere
direttamente sull’intensità e sull’efficacia dei controlli
fiscali.
In questa prospettiva, la scelta di limitare il rilascio del visto
a determinate categorie professionali riflette una
precisa opzione legislativa sul grado di
responsabilità e di presidio
pubblico richiesto a chi assume su di sé questo tipo di
attestazione.
È su questo terreno che si muove il contenzioso promosso dalla
categoria dei tributaristi: professionisti che
svolgono stabilmente attività di consulenza fiscale, legittimati
alla trasmissione telematica delle dichiarazioni e
che, anche alla luce della legge n. 4/2013 sulle
professioni non ordinistiche, rivendicano un riconoscimento più
ampio sul piano delle competenze operative, quale l’autorizzazione
al rilascio del visto di conformità.
A parlarne è il Consiglio di Stato, con la
sentenza
del 17 novembre 2025, n. 8962, che si pronuncia dopo
il passaggio decisivo della questione alla Corte
costituzionale,
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