
Negli ultimi mesi l’intensificarsi dei controlli sui crediti
edilizi, e in particolare sul Superbonus, ha portato sempre più
spesso i General Contractor (GC) al centro dell’azione dell’Agenzia
delle Entrate. Anche in presenza di lavori effettivamente eseguiti
e non contestati sotto il profilo tecnico, i GC possono ricevere
avvisi di recupero di importo molto rilevante, trovandosi nella
posizione di dover giustificare non solo ciò che hanno realizzato,
ma l’intero processo che ha portato alla maturazione del
credito.
Il nodo è strutturale: il modello operativo del Superbonus ha
frammentato le responsabilità lungo una filiera composta da più
soggetti – progettisti, direttori lavori, asseveratori, tecnici
energetici, fiscalisti – mentre i general contractor hanno
rappresentato il punto di sintesi contrattuale e operativo. Questo
li espone, in sede di controllo, al rischio di essere considerati
referenti principali anche per attività che non rientrano
direttamente nel loro perimetro tecnico.
Ne deriva un cambio di prospettiva: la difesa dei general
contractor non può essere costruita solo su basi giuridiche, ma
deve poggiare su elementi
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